Cessione dei crediti da bonus edilizi: cambiano le regole

“Il mercato dell'edilizia e dei serramenti si fermerà nuovamente?”

Qualche tempo fa pubblicai un post (“la vendita con sconto in fattura: cosa si rischia?”) in cui, oltre a descrivere i benefici dello sconto in fattura e la cessione dei crediti per la ripresa economica del mercato dell’edilizia, focalizzavo anche alcuni pericoli che riguardavano gli aspetti fiscali e finanziari di tali strumenti e gli eventuali rischi, in caso di modifiche sfavorevoli che avrebbero potuto manifestarsi. 

Non sono un “profeta”, né un “veggente”, ma semplicemente, un consulente che si limita ad analizzare, valutare e soppesare tutte le variabili in gioco rispetto ad uno strumento potente, di cui le imprese non hanno il controllo. 

Incentivi fiscali che arrivano fino al 110% dell’investimento hanno un costo molto significativo in termini di indebitamento per lo Stato, ma anche in termini di benefici per l’efficientamento energetico del patrimonio immobiliare italiano. 

Il tutto in un quadro di precisi stanziamenti all’interno della legge di bilancio 2022 e di quello pluriennale per i prossimi tre anni.

Qual è dunque il problema? 

Prima di tutto gli “ecocrediti” fiscali non sono denaro contante e il Governo potrebbe cambiare le regole del gioco quando vuole emanando un decreto che, dalla sera alla mattina, limiti l’accesso a questa misura.  

E’ così, a distanza di un mese dall’approvazione della legge di bilancio 2022, è stato approvato il decreto sostegni ter, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 28 gennaio 2022. 

All’interno del decreto in questione all’articolo 28 è prevista la modifica  dell’articolo 121 del DL Rilancio 34/2020 che disciplina la materia della cessione dei crediti derivante da bonus edilizi.

Cosa prevede? 

L’articolo 28 (“Misure di contrasto alle frodi nel settore delle agevolazioni fiscali ed economiche“) introduce una stretta al numero delle cessioni del credito consentite.

Vengono infatti vietate ulteriori cessioni del credito oltre la prima, che potranno essere fatte a favore dei soggetti acquirenti, comprese le banche o gli intermediari finanziari, “senza facoltà di successiva cessione”.  

In questo modo lo sconto in fattura potrà essere fatto al cliente dal serramentista che e, a sua volta, potrà trasferire il credito presso un soggetto acquirente, che non potrà trasferirlo nuovamente.   

Non solo, l’articolo 28 del Decreto Sostegni Ter prevede una data che separa la “vecchia” normativa di legge dalla “nuova”: i crediti, già oggetto di cessione, al 7 febbraio (data prorogata dall’AgE al 16 febbraio 2022) potranno essere ulteriormente ceduti, mentre quelli successivi a tale data ricadranno nella nuova disciplina. 

Alla luce dell’entrata in vigore di questo decreto, c’è grande preoccupazione tra gli operatori dell’intera filiera dell’edilizia e del settore serramenti per le ripercussioni che potrà avere sul mercato. 

 

Cessione del credito da bonus edilizi: cambiano le regole del gioco

Cosa significa tutto questo per un serramentista o un rivenditore di porte e finestre? 

Semplice: che difficilmente i loro fornitori potranno acquisire i crediti fiscali, perché, a loro volta. non potranno cederli più.  

Insomma: imprese e consumatori pensano che questo decreto sia un deciso passo indietro del Governo, che fino a poche settimane fa aveva prorogato di ben tre anni gli stessi bonus fiscali. 

Il rischio paventato è che il mercato si blocchi nuovamente, come era già accaduto con l’emanazione del decreto anti-frodi. 

 

Cessione dei crediti da bonus edilizi: la ratio del decreto sostegni ter (art. 28)

La ratio della legge e lo spirito repressivo contro eventuali condotte fraudolente dell’articolo 28, è palese.

Questo deriva da una posizione molto netta presa dal Governo, che vuole evitare quello che è accaduto lo scorso anno: si parla di diversi miliardi di euro di crediti fiscali “inesistenti” e di vere e proprie truffe ai danni dello Stato. 

Da qui prima il decreto anti-frodi, in vigore dal 12 novembre 2021 e successivamente l’articolo 28 del decreto sostegni ter. 

Pur capendo le ragioni di provvedimenti tesi a salvaguardare con regole più restrittive l’accesso a risorse pubbliche ed evitare le frodi, si comprende molto meno le modalità e i tempi ristrettissimi di adeguamento degli operatori alla nuova disciplina.

Conosco tanti imprenditori che hanno sempre operato in maniera corretta, investito in nuove linee produttive per far fronte alla maggiore richiesta di commesse, assunto nuovo personale o già chiuso legittimamente dei contratti con i loro clienti, organizzandosi da tempo con i fornitori. 

E’ giusto che paghino tutto questo, a causa di poche imprese che hanno agito nella illegalità? 

No, decisamente non è coretto. 

Tutti questi cambiamenti in corso d’opera (3 in ben 3 mesi!) creano solo tanta confusione nell’applicazione delle regole e scoramento tra operatori, imprenditori e consumatori. 

Non credo che questo “modus operandi” favorisca la ripresa economica, incentivi il mercato e non so fino a quanto reprima anche le stesse medesime frodi.

Rabbia, delusione e impotenza sono i sentimenti che prevalgono in questo momento tra gli operatori del settore.

 

Per colpire pochi, si finisce col penalizzare tutti

Colpire in maniera generalizzata tutto il mercato legato ai bonus edilizi potrebbe bloccarlo. 

Ho usato il condizionale, ma quello che è certo è che è stato “destabilizzato”. 

A tutela delle imprese sono scese in campo: associazioni, consorzi, ecc.

Niente da fare: il Governo va avanti e non ascolta nessuna istanza avanzata. 

Intanto le piccole imprese vanno in sofferenza, in quanto spesso non riescono a liquidare i crediti fiscali per far fronte alle spese sostenute e quelle da sostenere. 

Ma anche le grandi non se la passano meglio: se vanno in sofferenza le piccole trascinano nel vortice anche i loro fornitori. 

Il problema è di tutta la filiera e non è certo una questione puramente dimensionale. 

 

Cessione dei crediti: il clima che si respira oggi con il cambio delle regole

Da un lato abbiamo un clima di incertezza e di sfiducia nelle nuove misure adottate dal Governo, che potrebbe deprimere il mercato dell’edilizia. 

Dall’altro lato abbiamo i vecchi clienti che chiedono a serramentisti e rivenditori il rispetto dei loro contratti in essere e i nuovi clienti che vogliono lo sconto in fattura per acquistare i serramenti. 

Qualcuno paventa rischi di conteziosi, altri la perdita di nuove opportunità di vendita.  

Da formidabile strumento di crescita, lo sconto in fattura si trasformerà in qualcosa di poco utilizzabile? 

Dipende da tanti fattori. 

Il mercato spesso è “umorale”: anche lo scorso anno abbiamo assistito ad alti e bassi. 

Tutto è ballerino: si pensi al mercato dell’energia elettrica e del gas o a quello delle materie prime che sono aumentate a dismisura e che incidono sui prezzi dei prodotti finali.

Il pericolo dell’inflazione è dietro l’angolo?

In un quadro di incertezza le aspettative di imprese e consumatori non sono positive e il mercato tende a “fermarsi”. 

La situazione è in evoluzione e dobbiamo capire cosa faranno le banche o gli istituti di credito.

Intanto Poste Italiane ha chiuso la piattaforma per l’acquisto dei crediti fiscali. 

Ad oggi comunque diverse banche accettano regolarmente i crediti da bonus fiscali.

Cosa faranno in futuro? 

Per le banche sarà ancora conveniente questo sistema visto che non potranno trasferire il credito acquisito al mercato secondario?  E poi:  cosa succederà quando raggiungeranno i loro plafond?

Anche qui ci vuole prudenza nelle valutazioni, ma la tensione degli operatori è palpabile, oltre ad essere comprensibile.

 

Cessione dei crediti: la lezione che bisogna trarne

Fermo restando che il decreto in questione, entro 60 giorni a pena di decadenza, deve essere approvato dal Parlamento, è poco utile “piangere sul latte versato”. 

Si prospettano due mesi in cui le regole saranno queste. 

Capisco la delusione, fare impresa in Italia è sempre più difficile per l’instabilità politica cronica, ma, a ben vedere, sono gli effetti collaterali di un sistema “drogato”. 

Non credo che sia sostenibile nel medio o nel lungo termine. 

Pertanto bisogna riflettere se è saggio puntare il futuro di un’attività su un sistema, che cambia le regole ogni due mesi. 

Basare la strategia di crescita aziendale solo su questo strumento, può essere pericoloso. 

La diversificazione dei rischi, in un’impresa, è tutto.

Vanno calcolati con un metodo che non può essere dipendente solo e unicamente da variabili esterne o non controllabili dalle aziende. 

Non ci sono lati positivi in questa vicenda, ma almeno sappiamo che solo una visione lungimirante del mercato, al di là dell’euforia o della depressione del momento, ci potrà salvare in futuro. 

Abbiamo assistito a bolle speculative anche in altri settori: prima o poi i nodi vengono al pettine e bisogna farci i conti. 

Che dire del fotovoltaico? 

Vendere serramenti grazie agli incentivi fiscali è facile, richiede poco sforzo e quando la domanda supera l’offerta, diventa tutto ancora più semplice. 

Il difficile è fare marketing, distinguersi dagli altri, trovare un metodo per acquisire nuovi segmenti o target di mercato, creando valore per l’azienda e le persone.

Tutto questo non può essere fatto con una comunicazione o politica di vendita totalmente orientata allo sconto in fattura.

Il mercato continua a chiederlo? 

Non dico di non farlo, ma da tempo sostengo che non può essere l’unico elemento di vendita. 

Lo sconto in fattura? 

Va inquadrato all’interno di una proposta di valore più ampia e con un metodo di vendita che si distingua da quello degli altri. 

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