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I numeri e le tendenze del mercato dei serramenti in Italia. Scopri la verità che nessuno ti dice!

“Gli operatori potranno dormire sonni tranquilli per i prossimi anni?”

 

E’ una domanda che credo, anche tu, ti sarai posto più di una volta…

 

Qual è il futuro che ci attende?

 

Dobbiamo prepararci ad aprire l’ombrello o possiamo sperare in un raggio di sole che riscalderà il nostro comparto?

 

E’ stato redatto il 2° Rapporto congiunturale e previsionale sul settore dei serramenti in Italia da parte dell’istituto di ricerca CRESME,  in collaborazione con CNA.

 

A leggerlo, visti i numeri e le stime, molti operatori avranno esultato come Tardelli, dopo aver fatto goal nella finale (Italia – Germania) vinta ai mondiali nell’82 in Spagna!

 

In sintesi questa è la situazione:

 

  • Finestre: 5,4 milioni prodotte nel 2017 (con previsione: +0,7% per il 2018).
  • Stime Finestre (periodo 2018 – 2021): crescita sia del comparto residenziale (+1,4% medio annuo), sia del comparto NON residenziale (+1,6% medio annuo).
  • Stime Porte (periodo 2018 – 2021): crescita complessiva +4,2%.

 

A questi dati ottimistici si sommano quelli positivi dell’export con una previsione (per fine 2018) di fatturato (per porte e finestre) pari a 614 milioni di euro (+ 2,6% rispetto al 2017).

 

Pertanto osservando le cifre dovremmo concludere che la “crisi” del settore oramai è alle spalle e ci attende un periodo di crescita, seppur moderata, valutando le stime.

 

Gli operatori pertanto potranno dormire sonni tranquilli per i prossimi 4 anni?

 

Le fondamenta del settore sembrano solide, ma in realtà sono frammentate da un numero importante di imprese (52.857 attive nel 2016) con un numero di addetti pari a 157.584.

 

Una tendenza di ripresa si è manifestata senza dubbio: sono cresciute sia le imprese (+ 1,7% nel 2017) che gli addetti (+4,3%).

 

A mio avviso però diversi operatori NON hanno ancora ben focalizzato la situazione in cui ci troviamo a competere.

 

Le stime positive di oggi si reggono su un dato imprescindibile: il rinnovo dei benefici fiscali per i serramenti. Laddove NON fosse così: il castello cadrebbe con tutte le relative ripercussioni…

 

Ora, qualcuno potrebbe eccepire che, alla fine (come ogni anno), il settore continuerà a usufruire di queste agevolazioni. Nell’attuale bozza del decreto del MISE l’orientamento è quello di prorogare gli incentivi anche per il 2019, seppur introducendo il massimale di spesa al metro quadro, che di fatto andrebbe a favorire gli infissi di fascia medio/bassa.

 

Scavando poi tra i numeri del Rapporto del CRESME emerge un dato che dovrebbe far riflettere: l’aumento del numero delle importazioni di infissi in PVC. Una percentuale che è arrivata nel 2018 al 47% dell’intero valore (nel 2010 era il 35%). Nel complesso, a fine anno, verranno importate porte e finestre per un valore totale di circa 234 milioni di euro (+9,3% rispetto al 2017).

 

Certo il saldo della bilancia commerciale con l’Estero resta ancora molto positivo, ma le agevolazioni fiscali sugli infissi sono scese dal 65% (nel 2017) al 50% (nel 2018) e la tendenza futura, a mio avviso, sarà quella di abbassare ancora di più tale percentuale.

 

E’ da tempo che sostengo che stiamo vivendo in un sistema “artefatto”, in cui gli incentivi hanno indirettamente “drogato” tutta la filiera (dal produttore al consumatore).

 

Con questo NON voglio dire che NON sono stati utili, anzi hanno sostenuto il settore in momenti durissimi…

 

Ma cosa accadrebbe se fossero aboliti da un anno all’altro?

 

Teniamo presente che il nostro settore rappresenta circa 1% del totale delle imprese Italiane.

 

Un dato significativo, ma “relativo” nell’ambito degli equilibri complessivi di politica economica nazionale.

 

Con questo cosa voglio dire?

 

Che questi numeri e le stime di crescita sono da interpretare con cautela, leggendole nell’ambito di un quadro più ampio.

 

Non dobbiamo infatti dimenticare il crollo che ha subito il mercato dei serramenti in 10 anni (2007-2017) con un – 35%! Le nuove costruzioni poi NON sono mai ripartite (– 66% rispetto al 2007) e l’edilizia pubblica è crollata di circa il 50%.

 

Non è una questione di pessimismo o meno, ma di guardare in faccia la realtà.

 

Ogni giorno mi confronto con tanti imprenditori del settore che, al contrario delle previsioni ottimistiche di qualche istituto di ricerca, mi raccontano la durezza della situazione: per mantenere i numeri del fatturato in corso rispetto a quelli del 2017, sono costretti a fare salti mortali!

 

Competere nel nostro settore, rispetto a 10 anni fa, è diventato molto più difficile e complicato.

 

La stragrande maggioranza delle aziende sono piccole (o micro imprese), sottocapitalizzate e con poche (o nessuna professionalità) da dedicare ai fattori chiave che permettono la crescita, ovvero:

 

 

 

 

1)L’innovazione: per sviluppare serramenti più performanti e per differenziarsi dalla concorrenza.

 

2)Il Markering: per aumentare il numero di clienti e del relativo fatturato.

 

In questi contesti l’imprenditore resta spesso da solo a combattere una battaglia ai limiti dell’impossibile, tra una burocrazia che è cresciuta a dismisura e uno Stato che spesso chiede il conto (tra anticipi e tasse), prima ancora che l’impresa abbia incassato il dovuto dai suoi clienti.

 

Qualcuno mi dirà che da tempo sono usciti bandi (anche con fondi europei) che, in qualche modo, potrebbero aiutare i processi di cambiamento, di innovazione e di digitalizzazione nelle PMI Italiane.

 

Il problema è che l’attività dei piccoli serramentisti o dei rivenditori è di carattere familiare (con al massimo qualche dipendente) e nessuno al suo interno ha adeguate competenze per affrontare un percorso teso a questo fine.

 

A parte qualche associazione di categoria, l’imprenditore è abbandonato a se stesso! Una barca tra le onde alte dell’Oceano…

 

La verità che le politiche europee, già da tempo, tendono verso una selezione delle imprese (anche nel nostro settore).

 

Solo quelle che resisteranno e avranno la forza di qualificarsi, rimarranno operative. Il resto chiuderà bottega!

 

Questo è il gioco: il pesce più organizzato mangerà quello meno preparato…

 

….A meno che gli operatori (aziende, serramentisti e rivenditori del settore) NON capiranno che l’unico modo di sopravvivere è costruire una barriera contro gli “attacchi del nemico”.

 

E questo “scudo protettivo” è la creazione di un sistema di Marketing per generare nuovi clienti, fatturato e utili (da rinvestire).

 

Da dove partire per realizzarli?

 

Da una semplice domanda: “Qual è il tuo reale modello di business?”

 

Lo scopo dell’attività  è produrre serramenti?  Questo purtroppo non basta!

 

L’obiettivo dovrebbe essere quello di generare continuamente nuovi clienti, specie in un mercato di beni durevoli come quello degli infissi.

 

Ogni giorno il principale pensiero di un imprenditore dovrebbe essere teso a strappare al concorrente un potenziale acquirente.

 

Quali azioni allora hai messo in campo a tal fine? Non sto parlando della pubblicità ovviamente…

 

Il mercato è ipersaturo (troppa offerta rispetto alla domanda!), questo cosa significa?

 

Che non c’è più spazio per tutti, ma solo per alcuni. Lo so: è una cosa brutta! Vorrei  anch’io che fosse diverso, ma questo è lo scenario di fondo…

 

Non possiamo sperare che gli ecobonus durino in eterno…Arriverà il momento in cui lo Stato taglierà il cordone ombelicale e cosa accadrà?

 

Chi avrà creato un sistema di vendita su cui poggiarsi in maniera stabile resterà in piedi, il resto rischierà di cadere nel burrone…

 

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